Prosopagnosia - non riconoscere i visi

a cura del Dr. Reinhard Prior - Specialista e Docente di Neurologia

Studio di Neurologia Roma
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Buongiorno, sono una donna di 55 anni e sento di avere alcuni problemi forse a livello neurologico. Anche se certe persone riesco a riconoscerle al primo colpo, quasi sempre ho bisogno di averle viste un discreto numero di volte per poterle identificare. Se incontro una persona fuori dal suo contesto, è ancora più difficile che io la riconosca. Basta che cambi pettinatura, occhiali, abbigliamento (ad esempio, abbigliamento da città al posto del costume da bagno) e ho già grande difficoltà. Spesso c’è da una parte il problema di riconoscere la persona, dall’altra, anche se riconosco il volto, non riesco ad associarla al contesto in cui l’ho conosciuta (condominio, scuola, palestra, ufficio, ecc.). Per attenuare il problema, durante la conversazione devo concentrarmi moltissimo sui particolari del suo aspetto “ripassandoli” mentalmente più volte, assieme al loro nome e cognome, che pure tendo a dimenticare facilmente. Tutto ciò è naturalmente piuttosto impegnativo.

Nella vita mi ritrovo quindi spesso in situazioni imbarazzanti in cui scambio una persona per un’altra, o penso di conoscerne due mentre invece è sempre la stessa, o guardo sorridendo persone che credo di conoscere, o rimango perplessa e maleducatamente muta quando qualcuno mi sorride e saluta, ecc. Anche se mi sforzo, non riesco proprio a memorizzare certe facce, le quali continuano a sembrarmi anonime, insignificanti, non mi dicono proprio niente. Capita anche che, se chiudo gli occhi e penso a una persona ben conosciuta, non visualizzo il volto, o mi arriva a tratti. Faccio fatica anche a riconoscere i volti dei personaggi pubblici e a contestualizzarli, a ricordare i film che ho visto, i posti che ho visitato, i negozi in cui ho acquistato.. Che brutto, è come se la cartella “immagini” e tanti altri files nella mia testa si autoformattassero.

Dimentico anche i libri che ho letto: non solo la trama, ma anche il fatto di avere letto “quel” libro. Quando lo rileggo mi tornano alla mente solo certe parti. Per cercare di trattenere in qualche modo le mie conoscenze ed esperienze, ho preso l’abitudine di fare riassunti dei libri che leggo e dei film che vedo, molte foto dei luoghi in cui mi trovo, annoto tutto ciò che faccio e che devo fare, ma più spesso mi sento demotivata ad intraprendere le cose. Forse sono distratta, forse faccio le cose stando immersa nei miei pensieri, forse “smemorizzo” le cose che, in fondo, non mi interessano, forse leggo troppo frettolosamente, però penso che ciò non basti a spiegare il mio problema.

Non so dire quando ho iniziato ad avere queste difficoltà, ma sono certa che da alcuni anni ne ho preso coscienza e ho la sensazione che ci sia un progressivo peggioramento. Si aggiunge poi anche un altro problema che potrebbe avere qualche connessione con tutto quanto finora detto: il mio disorientamento spaziale e temporale. Quando racconto una sequenza di eventi passati, anche non remoti, incontro difficoltà nel collocarli cronologicamente in ordine (non vorrei mai essere interrogata in un tribunale!), e con fatica identifico il momento in cui ho compiuto azioni o sono avvenuti fatti anche recenti.

Arriviamo adesso al top della “patologia”: il disorientamento spaziale. Qui sì che sono certa di essere NATA con questo disturbo, è genetico e sono tale e quale mio padre. È un vero e proprio handicap, una condizione invalidante. Non mi oriento per le strade, con la macchina, negli edifici, nei parchi, nei negozi anche piccoli. Quando esco da un luogo, tassativamente mi dirigo d’istinto dalla parte sbagliata. Perciò, prima di entrarvi, devo memorizzare la direzione che dovrò prendere all’uscita, e fare il ripasso durante gli acquisti. Nei negozi di grandi dimensioni o centri commerciali o mercatini è un bel problema riuscire a visitare tutti i reparti: di norma certe aree mi sfuggono completamente, mentre mio malgrado mi ritrovo più volte nello stesso punto. È inutile sottolineare l’importanza per me di mappe, navigatore satellitare, segnaletica, ecc. Ciò non toglie che potrei sbagliare strada anche solo per colpa di un negozio che ha cambiato insegna. Persino a casa mia, quando esco da una stanza per entrare in un’altra, vado spesso dalla parte opposta.

E adesso, dopo una vita di studi brillanti supportati da un’ottima memoria e capacità espositiva, nonché una lodevole carriera di insegnante che senza problemi ha memorizzato milioni di facce, nomi, classi e programmi, mi ritrovo in difficoltà persino a formulare discorsi semplici, scorrevoli, ben articolati e con vocaboli appropriati. Anche questo mi richiede sforzo e non so se la causa sia solo quella di aver lasciato l’insegnamento per intraprendere inizialmente un più tranquillo (ma non sempre, e comunque diverso) lavoro di ufficio.

La mia è una patologia? Che rimedi ci sono?

Risposta:

La prosopagnosia può essere una patologia, ad es. dopo un ischemia a livello dell’emisfero cerebrale destro. Il suo caso penso sia diverso, non direi che la sua sia una cosa patologica. La nostra corteccia cerebrale non funziona mai al 100% per tutte le prestazioni. C’è chi è bravo in musica, c’è chi dipinge bene, altri sono musicisti disastrosi (come me, non riesco a rispettare un ritmo di valzer neanche per tre secondi), i miei disegni poi dalla scuola materna non hanno fatto molti progressi. Altri sono perfetti invece. Personalmente ho anche una capacità sotto la media nel riconoscimento dei visi, ad esempio nei film. Cambia scena e non riconosco la persona, il cui viso poi, sullo schermo, è comunque piatto e piccolo. Non parliamo dei nomi degli attori, se riconosco Marilyn sono fortunato. Mia moglie invece è perfetta nelle ultime due prestazioni, bravissima, più di tanti altri, ricorda scene di film viste una volta 25 anni fa e le inquadra in una frazione di secondo.

Tutto ciò per dirle: è normale che abbiamo prestazioni in cui siamo bravi e prestazioni in cui siamo poco bravi, l’evoluzione funzione così, se poi una particolare capacità è di vantaggio in una certa situazione di vita, quella capacità va oltre e viene riprodotta. E noi siamo solo parte di tutto ciò. È rarissimo che un singolo individuo sia bravo in tutte le specializzazioni della corteccia cerebrale. Riconoscere visi è solo una tra tantissime di cui non ci rendiamo neanche conto. Perciò: non ci penserei più di tanto su questo fatto suo. È normale. E sicuramente ha altri talenti.

Poi nel suo caso, da brava insegnante, subentra un secondo fattore che è più che altro dovuto alla nostra attuale civiltà: la richiesta di essere perfetti nel ruolo che si svolge, questo vale specie per gli insegnanti che devono essere modelli eccetera. Lei personalmente avrà poi un carattere leggermente ossessivo, leggendo tutte quelle sue tattiche. E le due cose si complementano. Un’altra persona, nel tribunale, non si ricorda e basta. E lo dice. E per quella persona questo non costituisce alcun problema. Per lei invece sì.

Ecco dove può, secondo me, migliorare la sua vita: nel tentare di ridurre un po’ quell’ossessività che traspare nella non accettazione della sua individuale debolezza, come lei stessa scrive, ereditata. Avrà molti altri punti forti (e la sua carriera lo dimostra). 

Risposta:

La ringrazio infinitamente. Ho letto la sua risposta mentre sono in vacanza e devo dire che le sue parole sono un balsamo per la mia corteccia cerebrale! Dico davvero! Ringraziandola ancora le invio cordiali saluti.