La miastenia grave è una malattia caratterizzata da
debolezza muscolare. È causata da una reazione abnorme
del sistema immunitario che avviene per motivi
sconosciuti e in parte geneticamente determinati
(reazione auto-immune), ed è diretta contro le sinapsi
neuromuscolari. Le sinapsi neuromuscolari sono il punto
di contatto tra le terminazioni nervose e la fibra
muscolare e regolano la contrazione muscolare mediante
l'acetilcolina liberata dalla cellula nervosa. Quando
l'acetilcolina si lega al suo recettore sulla membrana
muscolare causa una scarica elettrica e la contrazione
del muscolo. La reazione autoimmune riduce il numero di
recettori e così il numero di fibre muscolari che possono
essere attivate durante uno sforzo.
Anche se la miastenia grave è più rara di altre malattie
neurologiche (colpisce una persona su 10.000 con una
preferenza di donne tra i 15 e 30 anni e uomini sopra i
45), è ben trattabile ed è sempre da considerare in caso
di visione sdoppiata o debolezza e affaticamento
muscolare patologico. Possono essere colpiti isolatamente
i muscoli extraoculari con il sintomo di una visione
sdoppiata (diplopia) o un abbassamento anomalo della
palpebra superiore (ptosi) (miastenia oculare, 15% dei
casi). In altri casi sono coinvolti anche altri muscoli
della testa, con difficoltà ad articolare le parole, a
masticare o ad inghiottire. Nella maggior parte dei casi
si tratta di forme generalizzate, che possono coinvolgere
anche i muscoli della respirazione e possono peggiorare
improvvisamente (crisi miastenica) con l'assunzione di
certi farmaci, durante stati febbrili di causa diversa o
con l'anestesia chirurgica. Perciò, la miastenia grave è
una malattia potenzialmente letale, se non diagnosticata
e trattata in maniera appropriata.
La diagnosi della miastenia grave avviene in base ai
sintomi clinici che tipicamente aumentano con movimenti
ripetuti e nel corso della giornata. Sono molto
indicative la cessazione dei sintomi dopo iniezione di un
farmaco che inibisce la degradazione dell'acetilcolina
('Test al tensilon'), la dimostrazione di un abbassamento
dei potenziali elettrici dei muscoli con stimolazione
ripetuta ('decremento elettromiografico, test di
Desmedt') e la presenza di anticorpi contro i recettori
dell'acetilcolina. Gli esami diagnostici sono completati
da un esame di tomografia o risonanza magnetica del
torace, in quanto la miastenia è spesso associata a
iperplasia del timo o timoma (tumore benigno del timo,
struttura linfatica che fa parte del sistema immunitario
e si trova dietro lo sterno). Nella miastenia oculare uno
o più degli esami diagnostici possono risultare negativi;
in questo caso, un tentativo di farmacoterapia può
confermare la diagnosi se porta alla risoluzione dei
sintomi.
La farmacoterapia impiega sostanze che bloccano la
degradazione dell'acetilcolina a livello delle sinapsi
neuromuscolari. Sono gli inibitori
dell'acetilcolinesterasi, di cui la piridostigmina è la
più usata. Si tratta di una terapia sintomatica che può
essere sufficiente in alcuni casi di miastenia oculare,
ma che non influenza il decorso della malattia. Nelle
forme generalizzate sono perciò necessari farmaci
immunosoppressivi. Come prima scelta sono impiegati
corticosteroidi (prednisolone, metilprednisolone), che
all'inizio della terapia vanno usati con particolare
precauzione perché possono indurre un aggravamento
temporaneo dei sintomi. Trattandosi di una terapia
prolungata, è necessario considerare gli effetti
collaterali dei corticosteroidi. Quando non si raggiunge
una stabilizzazione clinica sufficiente con un dosaggio
medio di corticosteroidi, si associano altri
immunosoppressori come azatioprina o ciclosporina. Poiché
il timo svolge un ruolo importante nella reazione
auto-immune che causa la miastenia, la timectomia
chirurgica migliora notevolmente l'evoluzione della
malattia e porta in molti casi a una stabilizzazione
clinica con dosaggi modesti dei farmaci. La timectomia è
perciò indicata in tutti i pazienti tra l'età adolescente
fino a circa 60 anni. Si tratta di un intervento
elettivo, che viene programmato quando la farmacoterapia
ha raggiunto una buona stabilizzazione clinica dei
sintomi. Infine, per casi di miastenia acuti e gravi
esistono la terapia di plasmaferesi (eliminazione di
anticorpi dal sangue) e la somministrazione di
immunoglobuline ad alto dosaggio. Sono terapie molto
efficaci, ma riservate a pazienti ricoverati in unità
specializzate.
La miastenia è un tipico esempio di una malattia
neurologica in cui la ricerca ha portato a un grande
progresso nella terapia, migliorando la prognosi e la
qualità di vita dei pazienti. Fino al 1960, un terzo dei
pazienti moriva e un altro terzo non migliorava
nonostante le terapie. Oggi, la mortalità è quasi
scomparsa e la maggior parte dei pazienti ha una vita
normale. Il futuro della ricerca sta nella individuazione
di terapie ancora più efficaci soprattutto nel campo
della immunomodulazione, per prevenire l'attacco del
sistema immune contro le strutture nervose.