La riscoperta del litio
01 marzo 08
Il litio è un elemento metallico molto reattivo. Il
filmato sotto dimostra un classico esperimento di
chimica in cui un blocco di litio si incendia
quando viene a contatto con l'acqua.
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Per questa sua reattività il metallo in natura non si trova in forma pura, ma sotto forma di sali di litio che si trovano anche in molte acque minerali. In basse concentrazioni è contenuto anche nei tessuti e nel siero, anche se non è nota una sua funzione fisiologica. Più noti sono invece i suoi effetti neurologici, o meglio di un suo sale, il carbonato di litio che dagli anni Sessanta viene impiegato in psichiatria come stabilizzatore dell'umore nel disturbo bipolare e in neurologia nella prevenzione della cefalea a grappolo. Questo recente studio italiano propone l'uso del litio nella sclerosi laterale amiotrofica, malattia neurodegenerativa che purtroppo finora manca di una terapia efficace.
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Per questa sua reattività il metallo in natura non si trova in forma pura, ma sotto forma di sali di litio che si trovano anche in molte acque minerali. In basse concentrazioni è contenuto anche nei tessuti e nel siero, anche se non è nota una sua funzione fisiologica. Più noti sono invece i suoi effetti neurologici, o meglio di un suo sale, il carbonato di litio che dagli anni Sessanta viene impiegato in psichiatria come stabilizzatore dell'umore nel disturbo bipolare e in neurologia nella prevenzione della cefalea a grappolo. Questo recente studio italiano propone l'uso del litio nella sclerosi laterale amiotrofica, malattia neurodegenerativa che purtroppo finora manca di una terapia efficace.
Lo
studio è una collaborazione tra l’Università
di Pisa, l’Istituto Neuromed di Pozzilli, la
Fondazione Santa Lucia di Roma e l’Università
di Novara. Sono stati studiati 44 pazienti affetti
da SLA da meno di cinque anni: 16 pazienti hanno
ricevuto l'attuale terapia standard (riluzolo, 100
mg al giorno, che ha un modesto effetto
sulla
progressione della malattia), 28 pazienti hanno
ricevuto riluzolo + carbonato di litio a un
dosaggio di 300 fino a 450 mg al giorno. Si
tratta di un dosaggio medio-basso, comunemente
utilizzato nella prevenzione delle recidive del
disturbo bipolare. Confrontando per un periodo
di 15 mesi la la sopravvivenza e una serie di
parametri clinici, i pazienti trattati anche con
litio avevano un decorso nettamente migliore
rispetto ai pazienti trattati con il solo
riluzolo. Lo studio sui pazienti è stato
iniziato dopo un lavoro sperimentale sul più
usato modello animale della malattia, in cui
topi transgenici trattati con litio dimostravano
un forte rallentamento della loro malattia.
Sono risultati incoraggianti e notevoli se confermati da altri studi e da studi con un numero di pazienti maggiori. Studi su numeri relativamente piccoli di pazienti rischiano di essere influenzati dal caso e da una valutazione troppo soggettiva di chi esamina i pazienti, anche se gli autori affermano che i neurologi che ogni tre mesi visitavano i pazienti non sapevano quale delle due terapie i loro pazienti effettuassero. Solo recentemente è stata accantonata la terapia con minociclina, che da dati ottenuti sullo stesso modello animale aveva rappresentato un'altra speranza di terapia. Mentre la molecola aveva un netto beneficio nel modello animale, la sperimentazione su 412 pazienti non solo ha escluso un beneficio nell'uomo, ma ha addirittura evidenziato un effetto dannoso del farmaco. Va anche osservato che i topi dell'attuale studio italiano hanno ricevuto un dosaggio di litio per peso corporeo circa 10 volte maggiore del dosaggio somministrato ai pazienti. Un tale dosaggio nell'uomo causerebbe effetti tossici.
Il litio è una molecola potente che ha molteplici effetti sulla biologia delle cellule nervose, oggi solo parzialmente conosciuti. Ha una notevole tossicità se usato a dosaggi troppo elevati o in pazienti con insufficienza renale o anziani che rischiano che la molecola si accumuli. La sua 'finestra terapeutica' (ossia la differenza tra la concentrazione plasmatica terapeutica e quella tossica) è molto ristretta e vanno monitorati i livelli plasmatici e i potenziali effetti collaterali (v. qui per un riassunto delle attuali indicazioni, dosaggi, effetti collaterali e formulazioni commerciali del litio). In mano esperta è comunque ancora oggi considerato un valido strumento, soprattutto per la psichiatria. Ha inoltre un costo molto basso: con i dosaggi usati in questo in questo studio il costo mensile è di circa 5 Euro (un mese di riluzolo ha un costo di 650 Euro).
L'effetto neuroprotettivo del litio attualmente è considerato di potenziale utilità anche per altre malattie degenerative, tra cui le malattie di Alzheimer e di Huntington. Il tutto è attualmente in fase di valutazione clinica. Il suo impiego potrebbe essere più problematico nel Parkinson, in quanto il litio stesso può causare sintomi extrapiramidali o parkinsoniani come ad esempio tremore; potrebbe perciò peggiorare una sintomatologia parkinsoniana già presente.
Infine è notevole anche come l'effetto biologico e terapeutico del litio sia stato scoperto casualmente nel 1949 e per molti anni non accettato dalla scienza psichiatrica 'ufficiale'. Qui si trova in italiano un bel riassunto di questa affascinante storia.
Rimane l'ultima, ma più importante questione per il neurologo: prescrivere il litio a chi è affetto da SLA nella speranza di rallentare la progressione della malattia? In mancanza di terapie alternative e di fronte a un patologia di progressione comunque inesorabile, sembra giustificabile prescriverlo a un paziente che lo desidera sulla base di un consenso informato e regolari controlli di eventuali effetti collaterali e della concentrazione plasmatica. Dicendo anche che i dati attuali sono molto preliminari e che potrebbe essere di nessun beneficio.
Sono risultati incoraggianti e notevoli se confermati da altri studi e da studi con un numero di pazienti maggiori. Studi su numeri relativamente piccoli di pazienti rischiano di essere influenzati dal caso e da una valutazione troppo soggettiva di chi esamina i pazienti, anche se gli autori affermano che i neurologi che ogni tre mesi visitavano i pazienti non sapevano quale delle due terapie i loro pazienti effettuassero. Solo recentemente è stata accantonata la terapia con minociclina, che da dati ottenuti sullo stesso modello animale aveva rappresentato un'altra speranza di terapia. Mentre la molecola aveva un netto beneficio nel modello animale, la sperimentazione su 412 pazienti non solo ha escluso un beneficio nell'uomo, ma ha addirittura evidenziato un effetto dannoso del farmaco. Va anche osservato che i topi dell'attuale studio italiano hanno ricevuto un dosaggio di litio per peso corporeo circa 10 volte maggiore del dosaggio somministrato ai pazienti. Un tale dosaggio nell'uomo causerebbe effetti tossici.
Il litio è una molecola potente che ha molteplici effetti sulla biologia delle cellule nervose, oggi solo parzialmente conosciuti. Ha una notevole tossicità se usato a dosaggi troppo elevati o in pazienti con insufficienza renale o anziani che rischiano che la molecola si accumuli. La sua 'finestra terapeutica' (ossia la differenza tra la concentrazione plasmatica terapeutica e quella tossica) è molto ristretta e vanno monitorati i livelli plasmatici e i potenziali effetti collaterali (v. qui per un riassunto delle attuali indicazioni, dosaggi, effetti collaterali e formulazioni commerciali del litio). In mano esperta è comunque ancora oggi considerato un valido strumento, soprattutto per la psichiatria. Ha inoltre un costo molto basso: con i dosaggi usati in questo in questo studio il costo mensile è di circa 5 Euro (un mese di riluzolo ha un costo di 650 Euro).
L'effetto neuroprotettivo del litio attualmente è considerato di potenziale utilità anche per altre malattie degenerative, tra cui le malattie di Alzheimer e di Huntington. Il tutto è attualmente in fase di valutazione clinica. Il suo impiego potrebbe essere più problematico nel Parkinson, in quanto il litio stesso può causare sintomi extrapiramidali o parkinsoniani come ad esempio tremore; potrebbe perciò peggiorare una sintomatologia parkinsoniana già presente.
Infine è notevole anche come l'effetto biologico e terapeutico del litio sia stato scoperto casualmente nel 1949 e per molti anni non accettato dalla scienza psichiatrica 'ufficiale'. Qui si trova in italiano un bel riassunto di questa affascinante storia.
Rimane l'ultima, ma più importante questione per il neurologo: prescrivere il litio a chi è affetto da SLA nella speranza di rallentare la progressione della malattia? In mancanza di terapie alternative e di fronte a un patologia di progressione comunque inesorabile, sembra giustificabile prescriverlo a un paziente che lo desidera sulla base di un consenso informato e regolari controlli di eventuali effetti collaterali e della concentrazione plasmatica. Dicendo anche che i dati attuali sono molto preliminari e che potrebbe essere di nessun beneficio.