L'elettroencefalogramma (EEG) registra l'attività
elettrica cerebrale tramite elettrodi di superficie
posizionati sulla testa. La continua fluttuazione della
normale attività cerebrale induce tra vari punti del
cuoio capelluto piccole differenze di potenziale
elettrico (milionesimi di volt, microvolt) che vengono
amplificate e registrate normalmente per alcuni minuti
(in casi particolari fino a 24 ore). Si ottiene in questo
modo un tracciato che segna per ciascun elettrodo le
variazioni del voltaggio nel tempo. Normalmente gli
elettrodi vengono montati secondo uno schema fisso
(sistema 10-20) su tutte le parti del cuoio capelluto.
Poiché ogni elettrodo riflette in prima linea l'attività
della parte cerebrale più vicina, l'EEG è in grado di
fornire informazioni non solo su attività elettriche
anomale, ma anche sulla loro localizzazione.

Posizionamento
degli elettrodi durante la registrazione di un
EEG.
Essendo di esecuzione facile e non invasivo, l'EEG
rappresenta un esame di base in neurologia. Ha il suo
valore diagnostico maggiore nella diagnosi delle
epilessie, in quanto l'alterazione della normale attività
elettrica nell'epilessia produce tracciati molto
caratteristici che possono essere presenti anche in
assenza delle crisi epilettiche. Anche nel caso di
malattie infiammatorie come meningiti ed encefaliti
oppure nelle encefalopatie metaboliche l'EEG è molto
utile, perché un tracciato normale esclude questi
processi. Altre volte l'EEG può indicare un processo
focale come un tumore o un'ischemia cerebrale, nella
maggior parte dei casi senza però essere in grado di
determinare il tipo di lesione.

Tracciato
normale: attività elettrica regolare e a basso
voltaggio.

Tracciato
patologico: attività elettrica anomala, ritmica e ad alto
voltaggio durante una crisi epilettica.