Sclerosi multipla: arriva il natalizumab (Tysabri - Antegren)
Il natalizumab (di nome commerciale Antegren o recentemente Tysabri, v. anche questa e questa precedente notizia di neurologia.it) continua la sua strada per dimostrarsi il farmaco finora più efficace per ridurre la frequenza delle recidive della sclerosi multipla. Durante lo scorso fine settimana sono stati resi pubblici i dati ottenuti dopo il primo anno dello studio AFFIRM, in cui 942 pazienti hanno ricevuto natalizumab (627 pazienti) oppure placebo (315 pazienti). Sono state analizzate le recidive durante un anno, oltre al numero dei focolai infiammatori attivi nella risonanza magnetica. Si è osservata una riduzione delle recidive del 66%, la migliore efficacia mai ottenuta per un qualsiasi farmaco contro la sclerosi multipla. Sono ora da attendere nella prima metà del 2005 i dati finali dello studio, che risponderanno anche alla questione ancora aperta (ma probabilmente da affermare in senso positivo) di un effetto terapeutico contro la progressione della disabilità causata dalla malattia. È inoltre in corso un altro grando studio di nome SENTINEL, in cui si valuta l'efficacia del beta-interferone 1a (Avonex) da solo e in associazione al natalizumab. Il natalizumab è il primo farmaco di una nuova classe: si tratta di anticorpi diretti contro l'integrina alpha-4, che è una proteina presente sulla superficie dei linfociti T con un ruolo importante per il passaggio dei linfociti dal sangue ai tessuti (così ad es. dal sangue al cervello quando si forma un focolaio infiammatorio che poi causa una recidiva clinica della sclerosi multipla). Il natalizumab si lega in modo specifico a questa proteina e ne riduce la funzionalità. In questo modo, l'infiammazione si blocca sul nascere perché i linfociti non riescono a invadere il tessuto. Il natalizumab probabilmente migliorerà in modo netto le possibilità terapeutiche nei confronti della sclerosi multipla e cambierà i protocolli terapeutici (che per ora prevedono il meno efficace beta-interferone e il copolimero o glatiramer acetato, il cui beneficio è stato addirittura messo in dubbio da una recente analisi della fondazione Cochrane). Rispetto all'interferone, il natalizumab ha un altro importante vantaggio: si somministra tramite flebo una volta al mese e non ogni due giorni tramite iniezione sottocutanea. Sembra accettabile anche il profilo degli effetti collaterali: stanchezza, mal di testa, dolori articolari e infezioni in circa il 5% dei pazienti. Il farmaco è già approvato negli Stati Uniti, mentre è stata richiesta l'approvazione in Canada, Europa Australia. Infine, sono in corso ulteriori studi in due altre malattie autoimmuni in cui i linfociti T invadono e danneggiano i tessuti: il morbo di Crohn e l'artrite reumatoide. Se efficace anche in quelle (o ancora altre) patologie, il natalizumab potrebbe diventare uno dei maggiori successi della farmacologia degli ultimi anni.
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