Alzheimer: una nuova terapia?
Il clioquinolo è un antibiotico usato 20 anni fa ed è stato ritirato dal mercato dopo che in Giappone si sono manifestati danni ai nervi ottici dei pazienti trattati. Per le sue particolari proprietà biochimiche (lega il rame e lo zinco che da alcuni sono ritenuti dannosi nello sviluppo della malattia, sembra anche che lo zinco faciliti la deposizione di beta-amiloide, la principale causa della neurodegenerazione della malattia), un gruppo australiano dell'Università di Melbourne ha dal 1997 considerato il suo uso terapeutico. Primi esperimenti effettuati su topi transgenici usati come modello per la malattia di Alzheimer erano stati molto incoraggianti dimostrando una riduzione delle placche senili del 50%. Uno studio clinico pubblicato ora su Archives of Neurology riporta che il farmaco è attivo anche nell'uomo arrestando quasi la progressione della malattia, almeno nel periodo delle 24 settimane in cui i pazienti hanno ricevuto il farmaco (sono stati confrontati 18 pazienti trattati con 18 pazienti trattati con placebo). Sono risultati promettenti ma da verificare, in quanto il numero di pazienti è piccolo e il tempo di osservazione è breve, forse per evitare la nota tossicità. C'è anche da considerare che molti degli autori dello studio sono fondatori, azionisti oppure pagati da Prana Biotechnology che è titolare di un brevetto sull'uso di quel tipo di farmaco nelle malattie neurodegenerative. Chi vuole approfondire la molecola, può trovare qui una serie di utili informazioni.
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