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Parkinson: confermata la causa tossica

Sull'ultimo numero di Neurology (Giornale dell'Accademia Americana di Neurologia) come sempre una grande varietà di pubblicazioni interessanti e importanti (v. indice di tutto il fascicolo).
Uno studio che analizza i certificati di morte di più di 20.000 operai inglesi morti tra il 1967 e il 1997 conferma che l'esposizione prolungata a tossine industriali aumenta il rischio di ammalarsi. Soprattutto se l'esposizione è prolungata e se si tratta di solventi. L'esposizione a solventi organici per più di 30 anni aumenta il rischio di ammalarsi del 350%. Un precedente studio italiano aveva già evidenziato una simile associazione di rischio. Anche i pesticidi sembrano poter causare la malattia, come dimostrato da studi sia epidemiologici che sperimentali ed è famoso l'episodio in cui l'uso di una droga chimica causò la malattia in molti pazienti giovani. Consumando frutta e verdura siamo tutti esposti ai pesticidi e sembra irresponsabile la leggerezza con la quale questo argomento è finora affrontato dalla pubblica amministrazione in Italia. "Assolta" (solo per il Parkinson) invece l'ecstasy: è stato ritirato (la cosa peggiore che può succedere ad un gruppo di ricerca) uno studio pubblicato su Science un anno fa (v. questa notizia su neurologia.it). La versione ufficiale è che le etichette delle fiale fossero state scambiate e le scimmie avrebbero ricevuto metanfetamina ('speed') invece dell'ecstasy... Comunque sia, qui come altre volte in campi di grande interesse la scienza ha funzionato nel senso che chi pubblica dati falsi, deve rispondere se altri non possono ripetere lo stesso esperimento. Sono molto più problematici campi meno seguiti o esperimenti complessi che spesso permettono di pubblicare risultati dubbi senza che questi vengano mai messi pubblicamente in discussione da altri ricercatori.
2:00:25 PM
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Terapia delle balbuzie
Dopo che una recente pubblicazione italiana per la prima volta aveva descritto l'efficacia di un farmaco anticonvulsivo (levetiracetam) in un singolo paziente con balbuzie, questa pubblicazione olandese descrive un altro caso in cui un altro farmaco antiepilettico, l'acido valproico (ma non la fenitoina), ha risolto questo disturbo per il quale non esistono altrimenti terapie provate. Sono due casi, ma si tratta di osservazioni molto interessanti che possono aprire la strada sia ad una maggiore comprensione sia ad una terapia di questo disturbo motorio ancora poco compreso nella sua origine.
1:49:50 PM
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