
Su Neurology (Giornale dell'Accademia Americana di Neurologia) di oggi una serie di pubblicazioni importanti:
I Potenziali Evocati Vestibolari Miogeni (anche chiamati 'VEMP' dal termine inglese "Vestibular Evoked Myogenic Potentials", la figura mostra un tracciato tipico) sono stati individuati solo 11 anni fa con la scoperta che la stimolazione dell'organo dell'equilibrio (labirinto) provoca di riflesso una breve contrazione dei muscoli del collo (forse da questa circostanza deriva quel mito popolare dell'associazione tra vertigini e 'cervicale'). Sono di facile esecuzione con la normale attrezzatura di un laboratorio di neurofisiologia clinica (la stessa apparecchiatura che registra i potenziali evocati visivi, acustici e somatosensoriali). Sono molto utili perché possono permettere al neurologo di documentare una disfunzione del labirinto ad es. nella labirintite o in affezioni del nervo vestibolare o del tronco cerebrale e potrebbero presto diventare un esame di routine in neurologia, soprattutto nella diagnostica della vertigine acuta. I VEMP potranno inoltre diventare un'alternativa non invasiva alla prova calorica, spesso fastidiosa per i pazienti (un'ottima descrizione delle possibili applicazioni cliniche in italiano si trova qui come .pdf-download
). Questo studio su Neurology dimostra la loro utilità in pazienti con la cosiddetta 'neurite vestibolare' (cosiddetta perché di infiammazione, '-ite', si è sempre trovato ben poco quando il nervo è stato esaminato microscopicamente). Le 'neuriti' potrebbero invece essere 'labirintiti', infiammazioni dell'organo dell'equilibrio. Ecco l'utilità dei VEMP a dimostrare questa ipotesi: i VEMP sono registrabili dopo vari stimoli, tra cui stimoli acustici oppure l'applicazione di una debole corrente dietro l'orecchio (stimolazione galvanica). Mentre la corrente passa direttamente al nervo vestibolare, lo stimolo acustico passa per il labirinto. Questo studio dimostra che alcuni pazienti con la diagnosi di "neurite vestibolare" hanno conservato i VEMP galvanici, mentre sono aboliti quelli acustici. È perciò intatto il nervo, mentre è sofferente il labirinto. La maggior parte dei pazienti mostra comunque un'affezione delle due strutture. Gli autori raccomandano perciò di usare l'espressione "neurolabirintite vestibolare" per una denominazione più precisa. Dall'esterno tutto ciò può sembrare un esercizio accademico; lo studio invece dimostra in modo elegante l'utilità clinica dei VEMP, che sono ancora poco conosciuti nella routine clinica. Allo stesso tempo, getta luce su una infiammazione ancora oggi un pochino misteriosa.
Parkinson: una molecola (istradefillina, KW-6002), rappresentante di una nuova classe di farmaci, gli antagonisti selettivi A2A dei ricettori dell'adenosina, per la prima volta è stata sperimentata sull'uomo. Due studi (1,2), condotti ancora su pochi pazienti, hanno dato risultati promettenti nel migliorare i sintomi, soprattutto in persone con stadi avanzati della malattia che soffrono di discinesie indotte dalla levodopa. In futuro gli antagonisti A2A potrebbero essere impiegati anche in stadi più precoci in quanto in modelli sperimentali di Parkinson sembrano avere un effetto neuroprotettivo. Funzionano incrementando l'effetto della levodopa nei neuroni dello striato (non sono attivi senza la somministrazione di levodopa) e potrebbero in futuro consentire di abbassare il dosaggio della stessa levodopa.
Sindrome delle gambe senza riposo: questo studio porta ulteriore conferma che un disturbo del metabolismo neuronale del ferro potrebbe avere un ruolo causale importante. Una tale causa potrebbe anche spiegare il fatto che la sindrome spesso si manifesta in gravidanza e che la somministrazione di ferro può alleviare i sintomi (anche in pazienti in cui i livelli plasmatici di ferro sono normali).
Polimiosite: secondo questa analisi su 165 pazienti la diagnosi di 'polimiosite' sarebbe applicata troppo frequentemente, mentre una 'vera' e isolata polimiosite (secondo i criteri diagnostici di Bohan e Peter) sarebbe rara e gli altri casi sarebbero invece miositi da corpi di inclusione oppure miositi associati ad altre malattie autoimmuni.
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