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23-05-2003
 
Alzheimer: una nuova speranza

Su Nature di ieri uno dei più originali e forse anche promettenti lavori degli ultimi tempi. Il litio (elemento metallico e farmaco ben introdotto nella psichiatria per la terapia del disturbo bipolare maniaco-depressivo) riduce la produzione e l'accumulo di beta-amiloide (la proteina che causa la degenerazione delle cellule nervose) in colture cellulari e nel cervello di topi che sviluppano patologia Alzheimer. Il litio potrebbe anche inibire una modificazione patologica di un'altra proteina (tau) coinvolta nella malattia. Sono risultati inaspettati (una simile pubblicazione dell'anno scorso era passata quasi inosservata) ed è da verificare se sono di utilità clinica nell'uomo. Intanto aggiungono un altro candidato alla crescente lista (vari antinfiammatori, statine) dei farmaci già introdotti dei quali si scopre solo ora un possibile effetto protettivo per la malattia di Alzheimer (vedete anche qui).
7:07:47 PM    
Alzheimer: la rianimazione del vaccino

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Su Neuron di ieri, un gruppo di ricerca di Zurigo pubblica i propri risultati riguardanti gli effetti clinici del vaccino contro la malattia di Alzheimer (sperimentazione sospesa un anno fa, dopo che 17 dei 300 pazienti avevano sviluppato una meningoencefalite che in genere era comunque di natura benigna). I dati pubblicati ora suggeriscono che il vaccino è in grado di fermare il declino mentale (non c'è recupero comunque). Su alzforum.org si trova una bella discussione della pubblicazione alla quale partecipano molti grandi nomi del campo (c'è un enorme interesse scientifico e commerciale attorno alla vaccinazione che sembrava funzionare molto bene nei modelli di topo). Varie le critiche a questo studio: sono analizzati solo 30 pazienti, il gruppo di controllo è molto piccolo e mostra una progressione più rapida del solito (per cui l'effetto del vaccino potrebbe essere solo apparente), voci non ufficiali da parte di rappresentanti della ELAN (la casa farmaceutica che ha guidato lo studio) affermano che non c'è differenza tra pazienti trattati e non trattati se vengono analizzati tutti i 300 pazienti. Più che riaccendere precocemente la discussione con dati parziali, sarebbe importante una pubblicazione dei dati dell'intero studio per poter valutare se le strategie di immunizzazione attiva o passiva contro la beta-amiloide (la proteina che si deposita nel cervello causando la neurodegenerazione) possano avere un futuro.
7:23:59 PM    




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Ordine dei Medici di Bari (Nr 11883)
Ultimo aggiornamento: 8-11-2004; 13:48:03.