Sclerosi multipla e staminali: andiamoci piano...

Su Nature di oggi un bel lavoro tutto milanese (Ospedale San Raffaele, comunicato stampa)che dimostra che cellule cerebrali adulte possono essere somministrate endovena per arrivare poi nel cervello nel luogo di lesioni infiammatorie acute e contribuire alla riparazione dei danni avvenuti. Si tratta di un lavoro sperimentale e molto ben documentato che è stato effettuato su un modello di encefalomielite allergica del topo. Le cellule sembrano trasformarsi in cellule sia di tipo nervoso sia di tipo gliale (le cellule di 'supporto' che producono la guaina della mielina che avvolge le fibre nervose e che è danneggiata nella sclerosi multipla da un attacco del sistema immunitario). Due le novità principali: la somministrazione endovenosa e la dimostrazione di un effetto terapeutico (topi trattati dimostrano una remissione delle paralisi). Nonostante si tratti di importanti risultati, non si tratta comunque di un 'primo passo verso la cura della sclerosi multipla' come riferisce il Corriere della Sera nel suo comprensibile orgoglio milanese (per non citare il prevedibile sensazionalismo degli altri mass media...). 'Primi passi' sono già stati fatti in abbondanza, consistono nelle terapie immunomodulatori che si concentrano sulla prevenzione (e non sulla riparazione) dei focolai infiammatori. Molte sono poi le differenze tra il modello nel topo e il paziente con sclerosi multipla, tra cui: l'infiammazione nel topo è acuta (anche se si parla di modello 'cronico'), mentre le lesioni che danno invalidità permanente nel paziente sono stabilizzate (cicatrizzate) e perciò di natura diversa. L'approccio 'staminale' potrebbe semplicemente mancare l'obiettivo di riparare una lesione caratterizzata anche da una degenerazione delle fibre nervose stesse (il cosiddetto 'danno assonale' al quale recentemente viene attribuito sempre maggiore peso per spiegare la disabilità cronica dei pazienti). Inoltre, per il successo della somministrazione endovenosa è essenziale una rottura della 'barriera emato-encefalica' che nel paziente con sclerosi multipla è danneggiata esclusivamente all'interno dei focolai acuti. Anche per questo motivo le cellule staminali mancherebbero l'obiettivo. Sono infine possibili seri problemi di reazioni immunitarie contro le cellule estranee (le cellule nello studio sono estratte dal cervello di topi diversi da quelli trattati). Anche se tutto andasse bene (durante anni di altre sperimentazioni su scimmie e nell'uomo), questa terapia non rappresenterebbe una 'cura' definitiva in quanto tenta di 'riparare' lesioni avvenute, ma non di prevenire la loro causa, una reazione abnorme del sistema immunitario contro la mielina. Le terapie immunomodulatori invece sono già realtà clinica (beta-interferone, copolimero) oppure in sperimentazione clinica sull'uomo (statine, natalizumab, alemtuzumab) dopo primi risultati molto promettenti. Etichettare queste terapie come artificiali e danneggianti (v. ultimo paragrafo del comunicato stampa), mentre le staminali sarebbero 'naturali', può piacere all'opinione pubblica. Ma non corrisponde alla realtà. L'interferone ad esempio è una molecola 'naturalissima', prodotta dall'organismo stesso. Le statine sono sintetizzate da funghi e contenute nel riso rosso, un popolare prodotto della cucina asiatica. Natalizumab e alemtuzumab sono anticorpi e perciò molecole 'naturali'. Soprattutto si tratta sempre di singoli agenti che possono essere sospesi se dovessero causare reazioni collaterali. Iniettando le staminali, si trasferisce un miliardo di cellule in un organismo estraneo e ogni singola cellula costituisce una fabbrica non per una, ma per migliaia di proteine. Senza controllo e per sempre. Giudicate voi.
10:09:57 AM
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