Neurology (Giornale dell'Accademia Americana di Neurologia) esce come sempre con una bella collezione di interessanti pubblicazioni, tra cui oggi vari lavori italiani.
Parkinson: grande studio prospettico che indica che gli alimenti contenenti vitamina E (non tutti: noci sì, maionese no) riducono il rischio di ammalarsi. Forse allora ciò non dipende dalla vitamina, ma da un'altra sostanza contenuta in questi alimenti. In ogni caso sono inutili le vitamine A (caroteni), C, E quando assunte come supplementi. Interessante notare che un recente studio sull'Alzheimer ha dimostrato la stessa cosa per la malattia di Alzheimer (vedi la notizia del 26 giugno su neurologia.it). I dati nuovi sul Parkinson sono riassunti su una 'Patient Page' di Neurology.
Alzheimer: tentativo di drenaggio della beta-amiloide tramite catetere intraventricolare. Non molto convincente finora tra complicanze e scarso effetto terapeutico. Uno studio italiano (Ospedale Fatebenefratelli di Roma) conferma che pazienti affetti da Alzheimer hanno livelli aumentati di rame nel siero. Poco chiaro il significato di questi risultati, terapie mirate ad eliminare il rame finora non mostrano grande effetto. Interessante anche il primo studio sull'effetto delle statine sul metabolismo lipidico cerebrale nell'uomo: abbassano il colesterolo, non abbassano la beta-amiloide (è in corso invece uno studio terapeutico con l'atorvastatina, i cui risultati sono molto attesi nel 2003).
Emicrania: eletriptan (40 o 80mg) più efficace di sumatriptan (50 o 100mg). Studio di un gruppo internazionale sotto la guida dell'Istituto Neurologico Mondino di Pavia. Integratori alimentari contenenti estratti di soia potrebbero scatenare l'emicrania per il loro contenuto di fitoestrogeni (pubblicazione di un singolo caso, ma da tenere presente).
Sclerosi multipla: il copolimero riduce fortemente il numero di lesioni attive nella risonanza magnetica.
Balbuzie: effetto terapeutico del levetiracetam (farmaco antiepilettico da poco disponibile anche in Italia). Pubblicazione di un singolo caso da parte dell'ospedale San Paolo di Milano e perciò non definitiva (potrebbe essere una coincidenza, anche se vari altri farmaci antiepilettici usati nella stessa paziente affetta anche da epilessia non hanno migliorato la balbuzie). In ogni caso da segnalare, data la generale scarsità di terapia e le cause poco conosciute di questo disturbo invalidante.
Indice di tutto il fascicolo (abstract gratuiti, pubblicazioni intere a pagamento).
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