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Dr. Reinhard Prior - Curriculum e pubblicazioni


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Marijuana ad uso medico

Dopo le ultime ispezioni dell' AIFA, è stato dato il via libera definitivo alla prima produzione delle prime partite di canapa per fini terapeutici. Il piano di azione per la realizzazione di questo progetto pilota è stato possibile dopo la sigla di un memorandum tra Ministero della Difesa e Ministero della Salute, firmato nel settembre 2014. L'accordo prevede la creazione di uno spazio controllato per la produzione di canapa - altrimenti conosciuta come marijuana - in regime di massima sicurezza, all'interno di uno stabilimento militare fiorentino. La realizzazione di questo pilota fa dell’Italia il primo e unico Stato membro dell’Onu a gestire la produzione di cannabis in strutture pubbliche.

A controbilanciare questo slancio rimane per ora la questione delle Linee Guida per la prescrizione dei prodotti: il Ministero della Salute deve ancora pronunciarsi su criteri e modalità di assegnazione delle terapie a base di canapa.

Da molto tempo è noto che il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), uno dei maggiori principi attivi della cannabis, può avere diversi utilizzi in ambito terapeutico. Il THC è una sostanza psicotropa - o stupefacente - che agisce al livello del sistema nervoso centrale stimolando il rilascio di dopamina, determinando un'azione antidolorifica molto rilevante, ma non solo: la cannabis può essere utilizzata anche come antiemetico e stimolante della fame.

Gli impieghi più rilevanti dei prodotti che derivano dalla marijuana, però, riguardano soprattutto le cure palliative contro il dolore nelle persone affette da tumori di grave entità e, in neurologia, la terapia della spasticità dolorosa di cui possono soffrire pazienti con la  
sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica.

L'uso dei derivati dalla canapa non è una novità, sebbene consultando ad esempio
Pharmawizard si può notare che non vengano elencati farmaci contenenti THC. Emblematico è il caso del Sativex, farmaco presente in Italia dal 2013, utilizzato nella terapia della spasticità nella sclerosi multipla. Il Sativex è un farmaco ad uso ospedaliero, e inoltre sottoposto a un particolare monitoraggio. Non viene perciò commercializzato in farmacia.


L'avvio delle coltivazioni "di stato" è invece orientato ad ampliare l'impiego del THC nella cura di uno spettro di disturbi più ampio, e, probabilmente, a diffondere queste terapie oltre l'ambito ospedaliero.

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Ischemia cerebrale: nuova terapia

Sta guadagnando molto credito l’ultima modalità di terapia dell’ischemia cerebrale (ictus, stroke): la trombectomia endovascolare tramite catetere introdotto al femore o braccio che poi viene avanzato fino alle arterie cerebrali dove rimuove direttamente il coagulo ostruttivo (tecnica molto ben dimostrata in questo video):



E’ una terapia in giro da anni e nelle mani finora di solo alcuni neuroradiologi esperti (in quanto sono loro a spingere tradizionalmente cateteri verso il cervello facendo le angiografie cerebrali), ma ha finora avuto poco successo.

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Nuove terapie nella Sclerosi Multipla

Ci sono una serie di nuovi farmaci per la prevenzione delle ricadute. Sono purtroppo in parte (in particolare Aubagio e Lemtrada) problematici per i loro profili di sicurezza.

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Le 5 pratiche da evitare in Neurologia

L’Academia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology) e la fondazione statunitense ABIM che promuove la professionaità nel campo medico, hanno nell’ambito della loro campagna “Choosing Wisely” (“Scegliere bene” ) pubblicato una lista di cinque pratiche da evitare in Neurologia. Continua...

Agomelatina (Thymanax e Valdoxan): la melatonina truccata


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Un abile marketing continua a proporre l’agomelatina (Valdoxan, Thymanax) come antidepressivo con pochi effetti collaterali e buona efficacia. Il suo effetto sarebbe immediato e la sua azione non avrebbe il ritardo che hanno tutti gli altri antidepressivi. Avrebbe infine una buona efficacia anche nel migliorare il sonno, spesso disturbato nelle depressioni.
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Brainforum 2014

Semplicemente bellissimo poter seguire tutti gli interventi in video. Interventi in lingua italiana che riflettono lo stato dell’arte della neuroscienza moderna. Ma anche di più. Genetica, cultura, filosofia. Guardate la sezione su “Il cervello in poche parole”. Prendetevi qualche ora di tempo, ascoltate e ammirate.


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Brainforum 2014

Stenosi carotide: quando e come intervenire

L’Academia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology) e la fondazione statunitense ABIM che promuove la professionaità nel campo medico, hanno nell’ambito della loro campagna “Choosing Wisely” (“Scegliere bene” ) pubblicato una lista di cinque pratiche da evitare in Neurologia. Eccole: Continua...

Semplicemente bellissime...

…le connessioni tra le varie regioni cerebrali visualizzate con una nuova tecnologia (Risonanza Magnetica in Diffusione ad alta risoluzione- DWI) e oggi pubblicate su Science. I risultati sono stati ottenuti nell’ambito di un grande progetto che studia queste connessioni, il Human Connectome Project sponsorizzato dal National Institutes of Health statunitense, ecco la loro pagina informativa su questa ricerca. Perfetta geometria per una perfetta funzione.



Emicrania e depressione

Un comunicato stampa dell’American Academy of Neurology annuncia i risultati di un grande studio epidemiologico che dimostra come emicrania e depressione spesso si accompagnino. Lo studio franco-americano utilizza i dati di una grande ricerca sulla salute femminile e analizza un totale di 36.154 donne, di cui 6.456 soffrivano di emicrania durante un periodo di 14 anni. Di queste donne, il 60% sviluppava nel tempo un disturbo depressivo. Donne con una storia di emicrania avevano un rischio aumentato del 40% rispetto a donne senza alcuna anamnesi di emicrania. Nella quantificazione del rischio non si è osservata differenza alcuna tra emicranie con aura e senza.

Che tra emicrania e depressione ci sia un legame è esperienza comune di chi si occupa dei due disturbi. E’ spesso l’emicrania stessa a causare fragilità emotiva, stati ansiosi e altri sintomi depressivi che molte volte si limitano al periodo delle stesse crisi di emicrania e scompaiono completamente negli intervalli tra una e l’altra. Appare plausibile che un’emicrania frequente con crisi protratte possa facilitare alla fine un disturbo depressivo continuato. Non è comunque noto quale sia l’esatta causa dell’associazione. E’ però interessante notare che alcuni farmaci usati nella profilassi dell’emicrania sono di beneficio anche nella terapia della depressione, come ad es. gli antidepressivi triciclici, di cui amitriptilina (Laroxyl) è la sostanza più impiegata. Altri antidepressivi, come gli inibitori del reuptake della serotonina (fluoxetina, sertralina, citalopram), hanno invece un effetto scarso sulla prevenzione dell’emicrania. Curare la depressione perciò non è sufficiente per prevenire l’emicrania; altro indicatore del fatto che la depressione è un fenomeno secondario all’emicrania. Riconoscere o prevenire lo sviluppo di sindromi depressive in persone con emicrania è in ogni caso importante data la loro alta frequenza e il fatto che i sintomi spesso non vengano riferiti o non siano evidenti durante una visita di routine.

Sclerosi laterale amiotrofica (SLA): importante scoperta genetica

Circa il 5% dei casi di SLA è a trasmissione ereditaria diretta e finora sono stati identificati nelle varie famiglie colpite 5 geni diversi la cui mutazione o malfunzionamento causano la malattia (SOD1, TARDBP, FUS, OPTN, VCP). I geni finora noti sono responsabili di circa un quarto dei casi familiari, quindi di circa 1-2% dei casi totali. Si è ora aggiunto un nuovo gene (C9ORF72) che sembra responsabile di una parte più sostanziale, se non della maggior parte, dei casi familiari (metà dei casi familiari finlandesi, un terzo di quelli europei). Due indipendenti consorzi di ricerca internazionali (uno guidato dall'Università di Vancouver e dalla Mayo Clinic, l'altro da dipartimenti di ricerca dello statunitense National Institute of Health, con la partecipazione di una serie di importanti università e istituti europei - britannici, finlandesi, olandesi, italiani e tedeschi) hanno ora pubblicato la nuova scoperta sulla rivista Neuron.

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© 2015 Dr. Reinhard Wilhelm Prior